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  • La Storia

I Caffarelli

Storia di una Nobile Famiglia Romana

di Laura Santilli, 6 agosto 2019

L’origine della Famiglia Caffarelli affonda le sue radici nelle più antiche e nobili stirpi romane dei Juvenali e dei Parenzi, così come riportano i più autorevoli storici1 . Il più antico fra i membri della famiglia fu papa Adeodato II2 che regnò dal 672 al 676.

Gli avi del più noto Ascanio Caffarelli, paggio dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo (1500-1558), portavano i nomi, molto spesso ripetuti, di Joannes de Parenzio o Parenzo di Joanni, come si legge anche in una iscrizione marmorea del 1157 sul torrione della “marrana” dove scorreva l’acqua Crabra presso Porta Metronia, dove figurano i nomi di tre senatori3 . Una tela di grande formato, all’incirca del 1750, dipinge in modo riassuntivo l’albero genealogico della stirpe, riportando oltre cento membri della Famiglia4 .

Molti furono senatori quali Parenzo seniore all'inizio del 1100, come ricorda l’iscrizione di Porta Metronia5 , Domenico Parenzo nel 1148, Johanes de Parenzo nel 1156, che ricorda la dimora, le case e le torri di Famiglia in Monte d’oro, nella regione di S. Angelo presso S.Giovanni a Porta Capena, l’attuale Porta Latina (“in bello sacro interfuerunt: notabiles de Urbe. Unde hortus est Papa Adeodatus”) a ridosso delle mura imperiali che chiudevano la cerchia della città antica fra Porta Metronia e Porta San Sebastiano. E ancora Bartolomeo Cafarêo nel 1184, dal quale l’origine del nome Caffarelli, e nel 1188 suo nipote Stefano di Caffarello Filippo6 . E ancora il Senator Parienzo nel 1203, Nicola di Parenzo nel 1217, Parenzo di Parenzo o Parenzo juniore, figlio di Stefano, senatore per diverse volte tra il 1219 e 1225, che cercò di convincere il papa Onorio III (Savelli) ad avvicinarsi all'imperatore scrivendo una lettera lui stesso a Federico II, chiedendogli di venire in Italia per ricevere dal Papa la corona, sebbene gli eventi non permisero che ciò avvenisse7 . La nobile stirpe dei Caffarelli era quindi alquanto numerosa, stimata e autorevole, distinguendosi nelle virtù civili ed in quelle religiose e militari; è infatti attestato che alcuni membri della Famiglia parteciparono alle prime Crociate, come il senatore Giovanni di Parenzo.

L’idea politica di Parenzo juniore, fu raccolta dal figlio Giovanni che seguì Corradino di Svevia, nipote di Federico II, nella sua lotta contro Carlo D'Angiò perdendo la vita nella battaglia di Tagliacozzo (1269). Anche Parenzo III, figlio di Giovanni, seguì l’esempio del padre, dimostrando grandi abilità politiche e militari e divenendo Capitano del Popolo.

Durante la rivolta di Cola di Rienzo, che tentava di ristabilire la repubblica a Roma, Giovanni Caffarelli, figlio di Parenzo III, educato all’esercizio delle armi, si schierò con Stefano Colonna a favore di Cola. Nel 1350 Giovanni, rientrato a Roma dopo l’esilio ad Alba Fucens, sposò Margherita Giulia di Giovanni Alberini che portò in dote alcune case nella "Valle" romana tra il Teatro di Pompeo e le Terme di Agrippa. Qui la famiglia trasferì la sua dimora abbandonando l’antica residenza nei pressi di Porta Capena, segnando l'inizio di una nuova era. Fu nominato “Cancellarius Urbis”8 , carica che mantenne fino alla sua morte e alla quale aggiunse il titolo di “Cavaliere e Signore di Castro Gallese” e quello di “Miles Auratus”, soprintendente militare della città9 . Morì nel 1374 e fu deposto nella Chiesa di S.Sebastiano de Via Papae10 , che era diventata il sacrario degli anziani della Famiglia, prima della realizzazione della Cappella di Famiglia nella Chiesa di S. Maria sopra Minerva.

Bonanno, figlio di Giovanni, integrò il patrimonio ereditato dal padre con altre case acquistate dagli Alberini verso il Sudario, grazie anche alla crescita del patrimonio familiare con i proventi della mercanzia della lana11 .

Il figlio primogenito di Bonanno, Antonio, avvocato concistoriale e Maestro di diritto alla Sapienza, sposò in seconde nozze, nel 1450, Ludovica, figlia di Giovan Andrea Colonna, Principe di Salerno, ultima erede del ramo di Riofreddo. Nel 1452, ottenne dall'imperatore Federico III il titolo in perpetuo di Conte del Palazzo Lateranense12 . Inoltre l’imperatore concesse alla Famiglia di portare sopra l’insegna di Casa Caffarelli “l’aquila nera in maestà col raggio di stella in ogni piede e la corona in testa"13 (fig.1).

1. Stemma gentilizio della Famiglia Caffarelli. Cucito su stoffa in velluto color porpora. Collezione privata Famiglia Caffarelli

Antonio inoltre sviluppò il mercato della lana, ampliando i suoi armenti e acquistando la Tenuta di Ardea dal Cardinale Giacomo Colonna14 , mentre altre proprietà portate in dote dalla moglie Ludovica furono fruite dai discendenti di Antonio per tre generazioni e poi, a seguito di diverse controversie con i Colonna, restituite a questi o permutate con altre proprietà.

Il figlio di Antonio, Nicolò, fu grande erudito e dottore in legge, amico di Pomponio Leto e Bartolomeo Platina e collezionista di antichi manoscritti latini, umanista e letterato, fu Conte Palatino, Barone di Riofreddo, Barone di Ardea e di Casteldiruto. Oltre ad essere ricordato come mecenate di letterati e artisti, accrebbe gli armenti nelle proprietà di famiglia ed ampliò il patrimonio immobiliare acquistando l’Albergo del Sole in Campitelli e la Locanda all’insegna della Luna in Piazza della Berlina Vecchia alla “Valle”15

La medesima formazione intellettuale ebbe il fratello Prospero che fu, per 36 anni, vescovo di Ascoli dove fece costruire molti monumenti; tornato a Roma nel 1500 istituì la cappella familiare nella chiesa di S. Maria sopra Minerva.

Bernardino, fratello minore di Prospero, è ricordato perché affidò a Raffaello il progetto per la realizzazione del palazzo familiare in Via del Sudario, a partire dalle piccole case a schiera di sua proprietà. Data la morte inattesa e precoce di Raffaello, la costruzione venne portata avanti dal discepolo Lorenzo Lotto sulla base dei disegni del Maestro, e il palazzo in Via del Sudario (fig.2,3), oggi noto come Palazzo Caffarelli Vidoni, rappresenta la prima grande dimora della Famiglia Caffarelli di notevole dignità artistica. Nel Palazzo in Via del Sudario abitò la maggior parte della numerosa famiglia, già distinta nel ramo primogeniale di Nicolò, nel secondo ramo originato dallo zio Pietro, e nel terzo ramo al quale diede inizio Bernardino, fratello di Nicolò.

2. Palazzo di Bernardino Caffarelli a Via del Sudario (oggi Caffarelli-Vidoni). Disegno di Raffaello Sanzio di Urbino. (A. BACCHINI, I Feudatari antichi e moderni della “Rupe Tarpeja”, monografia storico artistica, Macerata 1918, p.8).

3. Palazzo dei SS.ri Caffarelli alla Valle. Architettura dell’amirabile Raffello Sanctio da Urbino fabbricato l’anno 1515. Disegno di Pietro Ferrerio, f.24. (P.Ferrerio, Palazzi di Roma de’ più celebri architetti, Libro Primo, 1638 circa)

Altra figura importante fu Giovan Pietro seniore, figlio di Nicolò, prefetto del Tevere e di Ripa al tempo della peste e del sacco di Roma (1527)16 . Il suo matrimonio con Ersilia Frangipane nel 1516 ampliò le relazioni civili e politiche della famiglia. Migliorò i rapporti con la famiglia Colonna riuscendo ad aggiungere ai feudi d'Abruzzo la baronia di Torano data in retrocessione di Riofreddo; ampliò i possedimenti romani sul colle Capitolino e acquistò nel 1529, dalla famiglia Cenci, la proprietà della valle dell'Almone tra la via Latina e la via Appia, che sarà poi ampliata con altri possedimenti e denominata Caffarella17 . I Caffarelli erano ormai tra le maggiori famiglie romane di orientamento ghibellino, le quali vedevano la salvezza di Roma nell’accordo tra la Chiesa e l’Impero di Carlo V.

Perciò quando l’Imperatore Carlo V fu proclamato “protettore della S. Chiesa” nel 1529, e incoronato dal papa a S. Petronio a Bologna, volle restituire l’omaggio al pontefice recandosi in visita a Roma, il 5 aprile 1536. Fu ospitato da papa Paolo III Farnese nel Palazzo del “Belvedere” al Vaticano, come riporta il Moroni18, e fu ricevuto dai maggiori esponenti delle nobili famiglie romane, convinti partigiani del “Sacro Romano Impero”, quali i Valle, i Capocci, i Colonna, e tra questi Giovan Pietro Caffarelli, che lo invitò ad una serata nel Palazzo in via del Sudario19 .

Ascanio (fig.4), primogenito di Giovan Pietro, sin dall’età di 12 anni era stato mandato dal padre alla Corte di Madrid, dove era diventato paggio di Carlo V. Aveva quindi seguito l’imperatore in diverse imprese militari, nelle Fiandre, in Germania e in Italia, meritando la nomina di “Maestro di Campo” delle truppe austriache. Forse proprio come riconoscimento del suo valore e della sua lealtà, Carlo V, nel suo viaggio a Roma del 1536, forse proprio nell’occasione della visita presso Palazzo Caffarelli a Via del Sudario (l’attuale Palazzo Stoppani-Vidoni), di proprietà del cugino di Ascanio, Antonio di Bernardino Caffarelli20, volle riconoscergli e confermargli i possedimenti in Campidoglio, e più precisamente quei terreni che andavano dal fianco del Palazzo dei Conservatori fino alla rupe Tarpea ed al clivo occidentale Capitolino, comprendenti anche i ruderi del Tempio di Giove.

4. Ascanio Caffarelli (1521-1575), Ritratto all’età di 12 anni da ignoto autore. Il Bacchini riporta che si trova presso il Duca Francesco Caffarelli (A. BACCHINI, I Feudatari antichi e moderni della “Rupe Tarpeja”, monografia storico artistica, Macerata 1918, p.5)

Dopo 30 anni al fianco di Carlo V, Ascanio tornò a Roma e visse inizialmente in una casa adiacente il Palazzo del cugino Bernardino. Eletto Caporione e Conservatore di Roma nel 1569 e Priore dei Caporioni l’anno successivo, fece realizzare la strada che dalla Consolazione saliva in Campidoglio attraverso Monte Caprino e Monte Tarpeo, e decise di far costruire il Palazzo di Famiglia in Campidoglio. Il progetto fu commissionato ad un architetto militare spagnolo di nome ignoto che lo realizzò tra il 1576 ed il 1583, finendo quindi la costruzione, che fu notevolmente modificata in seguito, dopo la morte di Ascanio nel 1577. Ascanio invece riuscì a vedere compiuta la costruzione di Tor S. Lorenzo sul mare di Ardea, realizzata, sembrerebbe su disegno di Michelangelo, per aderire all'invito di Pio V che voleva apprestare una efficiente difesa contro i pirati barbareschi21 .

Giovan Pietro juniore, figlio di Ascanio, si occupò di seguire le costruzioni michelangiolesche del Campidoglio e del Palazzo dei Conservatori. Divenuto Conservatore di Roma nel 1603, commissionò al Cavalier d'Arpino le pitture della sala degli Orazi e Curiazi nel Palazzo dei Conservatori e curò l'ordinamento dell'archivio Capitolino, del quale probabilmente si servì per scrivere una storia della città di Roma e delle maggiori famiglie romane (“De Familiis Romanis”). Dal manoscritto si apprende che i Caffarelli avevano dei vasti possedimenti non solo nel Lazio ma anche in Abruzzo.

Alla morte di Giovan Pietro si aprì un lungo periodo di controversie familiari per la divisione del patrimonio che durò fin quasi al 1731; infatti gli eredi di Giovan Pietro si dovettero difendere dalla pretese degli eredi dei rami collaterali di Pietro, Bernardino e Prospero.

Al ramo collaterale di Pietro (fratello di Antonio) appartiene il noto Scipione Caffarelli, figlio di Francesco e Ortenzia Borghese. Nominato cardinale da papa Paolo V Borghese all’età di 29 anni, è ricordato per i numerosi restauri da lui fatti eseguire a molte chiese e basiliche romane e per il suo mecenatismo sia nel campo delle arti che delle lettere e della musica. Fece inoltre costruire il Monastero di S. Chiara a Roma, la chiesa parrocchiale di Montecompatri, e la bellissima villa di Porta Pinciana dove riunì la sua importantissima collezione d'arte, concludendo la discendenza con la sua morte nel 1633, all’età di 57 anni. Fu deposto nella cappella Borghesiana in S.Maria Maggiore, alla quale aveva destinato 4 cappellanie22 , mentre nel testamento lasciò quale unico erede il suo primo cugino Marcantonio Borghese, pertanto gli antichi beni rustici di Casa Caffarelli, quali una buona parte della Tenuta di Carroceto e la Tenuta di Tufello, passarono in proprietà ai Borghese. La biblioteca Borghese, istituita dal Cardinal Scipione e contenente opere di grande valore, venne purtroppo venduta all’asta nel 192023 .

Anche il ramo di Bernardino (fratello di Niccolò) si estinse all'inizio del XVII secolo. Invece dal ramo di Prospero juniore (fratello di Ascanio) discesero altri due famosi personaggi: Fausto, avvocato concistoriale, vescovo di S. Severina fino al 1637, nunzio Apostolico a Firenze e inviato presso i Savoia per ottenerne l'appoggio per l’unione di Urbino agli Stati della Chiesa e Prospero, cardinale, insigne giurista.

Intanto però era iniziato, già dalla seconda metà del 1500 il declino della famiglia provocato dalla sua stessa espansione. I Caffarelli poterono resistere ai pressanti impegni finanziari tenendo unita la famiglia e istituendo sempre più fedecommessi. Tornando agli eredi di Giovan Pietro (juniore), questi alla sua morte, nel 1625, lasciò eredi i figli Ascanio-Maria, che divenne canonico di S. Pietro, Gaspare, che portò il titolo di Marchese di Torano e nel 1658 fu insignito del titolo di Duca di Assergi da Filippo IV di Spagna, Baldassarre e Anna Maria, mentre altri cinque figli avuti dalla moglie Olimpia Muti, morirono ancora giovanissimi. Gaspare e Baldassarre in accordo curarono il regolamento dei residui impegni patrimoniali e riuscirono così a recuperare molti beni della famiglia riunendoli in un unico complesso nel 1655. Alla morte di Gaspare, nel 1676, i beni urbani di Casa Caffarelli erano costituiti dal Palazzo in Campidoglio, dalle Case in Piazza del Gambero, in Banchi, in Ghetto, dalla casa dove è l’Albergo del Sole, dalla casetta dietro la Chiesa di S.Andrea dei Funari, dai granai dietro Piazza della Consolazione, dalla grotta ad uso di rimessa sotto la scalinata dell’Ara Coeli, dalla Casa nel Rione Ponte, dalla casa con orto a Tivoli, da quella in Via Giulia, dall’Orto a Monte Caprino, dal Giardino sul Pincio, dalla Casa al “Paradiso” dove era l’Albergo della Luna e dal Palazzetto a Tor de’ Specchi24 .

L’autore dell’ultimo fedecommesso25 , fu invece Baldassare, istitutore della primogenitura Caffarelli, Cavaliere di Santiago come molti suoi avi, quindi capitano nella fanteria napoletana, ricevette in seguito la nomina a Maestro di Campo del re di Spagna. Tornato a Roma fu Conservatore del Popolo Romano dal 1650 al 1658 e si spense nel 1670, non lasciando alcun erede.

Alla morte di Gaspare, che con la moglie Angelica Monaldeschi aveva avuto 16 figli, la Casa aveva oltre 11.000 scudi di debiti per cui il suo primogenito Giovan Pietro, secondo duca di Assergi, iniziò ad alienare delle proprietà dando origine ad ulteriori controversie familiari. Morendo nel 1694 senza lasciare discendenti, a lui successe il fratello Alessandro, terzo duca d’Assergi, sposato alla nobile spagnola Eleonora di Francesco Nunez Sanchez, che sebbene lo aiutasse, non riuscì a risollevare le sorti del patrimonio familiare26 .

Ad Alessandro, padre di 12 figli, nel 1709 successe il primogenito Baldassarre, quarto duca d’Assergi. Degli altri quattro fratelli maschi di Baldassarre si conosce poco, mentre è da ricordare la sorella Ersilia, nominata badessa nel Convento di Campo Marzio col nome di Suor Eleonora, la quale scrivendo la “cronica” del Monastero, dimostrò doti superbe di spirito narrando la vita all’interno del Monastero ricca di particolari umoristici.

A Baldassarre, sposato con Costanza Mattei dal 1754, dalla quale ebbe cinque maschi e due femmine, successe il figlio di lui Alessandro juniore (1727-1799), quinto duca d’Assergi. Tre dei suoi fratelli scelsero la vita religiosa, mentre il più giovane, Gaetano seniore (1732-1801), sesto duca d’Assergi (per soli 2 anni), intraprese la carriera militare al fianco di Francesco d’Austria e sposò Marianna Rosenthal, dama di Moravia, assicurando la discendenza della famiglia.

Durante le vicende della repubblica Romana la famiglia si trasferì a Porto di Fermo (attuale Porto S.Giorgio), dove visse in una casa modesta retrostante il Palazzo Trevisani. Da qui Baldassarre, primogenito di Gaetano, dopo aver sposato Vincenza Conti, e con il titolo di settimo duca d’Assergi, tornò a Roma nel palazzo di Campidoglio. Ormai però le ristrettezze finanziarie erano tali che la famiglia fu costretta a cedere gradualmente tutta la proprietà a Guglielmo, principe ereditario di Germania che aveva concesso un mutuo di 10.0000 scudi romani ai Caffarelli. Dopo la morte di Baldassarre, avvenuta nel 1849, che aveva lasciato unico erede il nipote Giuseppe, figlio del fratello Gaetano, con atto del notaro Sartori del 27 febbraio 1854 anche il palazzo in Campidoglio fu ceduto alla Germania27 . Filippo Caffarelli riporta che la cessazione del Palazzo aveva due riserve, l’approvazione dell’imperatore di Germania e l’approvazione pontificia per lo svincolo del “fedecommesso familiare”, la quale non venne mai data da Pio IX. Il Comune di Roma poi volle sostituirsi agli acquirenti germanici, la qual cosa portò a numerose controversie e giudizi, che ebbero fine solo al termine della prima guerra mondiale, quando il Palazzo Caffarelli, i giardini, l’Istituto archeologico, la rupe Tarpea, le “favissae” e tutta l’area del clivo occidentale capitolino furono restituiti al Comune e al Popolo di Roma.

La linea primogenita della Famiglia Caffarelli si estinse quindi nel 1849, con la morte di Giuseppe Caffarelli di Gaetano junior (1820-1871), che non ebbe figli (fig.5).

5. Albero genealogico della nobile Famiglia Caffarelli. Linea primogenita. Archivio Famiglia Caffarelli)

La discendenza venne ricostituita con la trasmissione del patrimonio e del titolo al figlio più giovane della sorella di Baldassarre, Carolina Caffarelli, sposata con il conte Antonio Negroni, secondo le disposizioni testamentarie stabilite da Baldassare Caffarelli nel 167028 . Il Conte Giuseppe Negroni (1815-1882), figlio di Carolina e di Antonio, nel 1871 fu infatti chiamato da Pio IX ad assumere il nome, i titoli e l'eredità dei beni fedecommissari della famiglia Caffarelli, assumendo il titolo di “Duca Romano” come per diritto era già stato conferito ai precedenti dalla Congregazione Araldica sin dal 185429 . Alcuni anni prima e precisamente nel 1852, il Conte Giuseppe Negroni aveva sposato la contessa Maria Laura Della Porta Rodiani Carrara, la quale aveva portato in dote tra l’altro il Palazzo in Via dei Condotti 61 che all’epoca aveva in enfiteusi; solo nel 1867 vi fu la vendita del dominio diretto del fondo urbano a Laura Della Porta Negroni30 e di parte delle altre proprietà dei Della Porta, sicuramente tutte quelle proprietà che avevano appunto nell’Isola 74 in Campo Marzio.

Tornando a Giuseppe Negroni, il Conte, prima di essere chiamato ad assumere il cognome Caffarelli ed il titolo di duca d’Assergi, aveva ricoperto importanti cariche nella magistratura Capitolina, come quella di Conservatore nel 1842, Priore dei Caporioni, Capo della Congregazione araldica Capitolina, ed altre. A Giuseppe si deve inoltre una prima riorganizzazione dell’Archivio familiare, oltre a numerosi progetti di ampliamento delle case all’interno dell’isolato. Inoltre a lui si deve l’acquisto del palazzo cinquecentesco in Borgo Vecchio31 , che fu del Cardinal Pierdonato Cesi, investendo il residuo versamento fatto dall’Ambasciatore di Germania per il Palazzo in Campidoglio. In tale Palazzo abitò l’unico suo figlio maschio, Francesco di Paola (1865-1962), appassionato violista e cultore di musica, che nel 1889 sposò Donna Maria Boncompagni Ludovisi, figlia di Don Rodolfo principe di Piombino e di Donna Agnese Borghese. Dalla loro unione nacquero Giuseppe, Filippo32 e Carlo.

Nel grande salone di Palazzo Cesi-Caffarelli, adiacente la luminosa galleria ornata di pitture della scuola dello Zuccari, vi furono tenute molte riunioni e convegni con intellettuali artisti e musicisti del tempo.

Nell’agosto del 1893 un rovinoso incendio distrusse buona parte del Palazzo Della Porta Negroni Caffarelli in Via dei Condotti, dove viveva la madre del duca Francesco, causando la perdita di preziose collezioni d’arte, archivi e reliquiari. Tale incendio comportò la vendita di Palazzo Cesi per far fronte alla ricostruzione del Palazzo in Via dei Condotti e il relativo progetto fu affidato all’Architetto Francesco Azzurri, architetto di fama dell’epoca.

Il duca Francesco di Paola Caffarelli si trasferì dunque con la moglie nel Palazzo in Via dei Condotti. Fu Balì Gr. Croce di on. E dev. Del S.M.O. di Malta e Direttore del IV treno ospedale nella guerra 1915-18, così come la moglie Donna Maria Boncompagni Ludovisi Dama d’onore dev. Del S.M.O. di Malta si dedicò sempre ad opere caritative ed assistenziali. Il Duca Francesco fu inoltre membro dell’Accademia di S. Cecilia e, fra i promotori del Club Alpino Italiano, fu Presidente della commissione per gli sport invernali nell’Italia Centrale.

A quel tempo le proprietà di Casa Caffarelli si estendevano oltre al Palazzo in Via dei Condotti e alle altre proprietà nell’isolato compreso tra Via dei Condotti, Via Bocca di Leone, Via delle Carrozze e Via Belsiana, alla Casa del Porto di Fermo (attuale Porto S.Giorgio), alla Torre di Palma, la villa “Fonte all’orso” fra la Val d’Arno e la Val di Sieve, progettata dall’architetto fiorentino L.Berti in stile quattrocentesco toscano, la tenuta di Ardea, posseduta fin dal 1460, che venne però espropriata dal Governo Nazionale nel 1939 ed attribuita all’Opera Nazionale Combattenti, restando nella proprietà della Famiglia solo i comprensori agricoli di “Casalazzara Nova” e di “Carrocetello”33 .

A Francesco successero direttamente i nipoti Franco, Pier Parenzo, Livia Elena e Bianca Olimpia34 , figli del suo primogenito Giuseppe (n. 3 aprile 1890) e della moglie Maria Carrega Bertolini dei Principi di Lucedio, sposata nel febbraio del 191735 .

Giuseppe, laureatosi in ingegneria civile nel 1913, seguì poi i corsi di ingegneria Elettrotecnica. Nel 1914 lavorò presso la sede di Milano della A.E.G. di Berlino e nel 1915 presso la sede di Roma, ufficio impianti. Chiamato in guerra fu ufficiale foto-elettricista, quindi comandante del servizio foto-elettrico III Armata dal 1915 al 1919.

Dopo altri lavori nel campo dell’ingegneria elettrotecnica, si dedicò agli studi urbanistici36 e fu Segretario nazionale degli Ingegneri-Architetti dal 1935 al 1938, dopo aver già rivestito altri ruoli tecnici dirigenziali negli anni precedenti37 . Combatté durante la prima guerra mondiale, fu Maggiore nell’Arma del Genio, Consigliere nazionale alla XXV Legislatura, Assessore del Comune di Roma per oltre un decennio e Presidente del Monte di Pietà. Rivesti inoltre ruoli politici quale Deputato alla Camera Fascista per la XXIX legislatura dal 1934 al 1938, schierandosi con i Fascisti per poter continuare ad esercitare la sua professione e mantenere il suo rango. Venne pregiato dell’onore di Cavaliere del Sovrano Militare Ordine di Malta e di Cavaliere della Corona d’Italia. Membro del Club Alpino Italiano, come il padre, e membro del Touring Club Italiano38 .

Il fratello Filippo (n. 5/06/1891), anch’egli combattente nell’esercito durante la guerra del 1915-18 e Tenente-Colonnello degli Aerostieri, si laureò in giurisprudenza. Fu Commissario per gli stati civili in Albania e poi per oltre 30 anni nel servizio diplomatico a Washington, Madrid, Londra, Stoccolma, Helsigfors e Caracas. Presidente dell’Istituto dei ciechi di S. Alessio, presidente della Reale Accademia Filarmonica Romana e di altre organizzazioni musicali, cultore della musica violoncellista e scrittore.

Il fratello più giovane Carlo (n. 12/06/1893), anch’egli come i fratelli combattente nell’esercito durante la guerra del 1915-18, ingegnere e Maggiore nell’Arma del Genio come il fratello Giuseppe, si occupò delle aziende agricole familiari, per le quali elaborò diversi progetti, i cui disegni sono tutt’ora conservati nell’archivio storico di Famiglia39 . Fu Ministro dell’Ordine di Malta in Ungheria, e come membro del Comitato Centrale del Club Alpino Italiano e presidente della sezione di Roma ha promosso lo sviluppo dell’attività alpinistica nell’Appennino Centrale ed il sorgere dei centri invernali di Roccaraso, del Terminillo, e di Campo Catino. Inoltre come podestà di Aprilia dal 1937 al 1944 ha determinato le direttive fondamentali dello sviluppo agricolo e industriale del nuovo Comune dell’Agro Romano. A lui si deve inoltre il progetto di sopraelevazione del 1928 del Palazzo di Famiglia in Via Bocca di Leone 23A-27.

Laura Santilli

per l’Associazione Archivio Caffarelli


1 Come riporta il BACCHINI, T. Amayden, C. Fea, G. Tomassetti, P. Adinolfi, B. Scardeonio, C. Manente, S. Ammirato, M. Monaldeschi, l’Altieri, ed altri.
2 Adeodato II era monaco benedettino nell’abazia di S.Erasmo al Celio, fondata da San Benedetto presso S.Stefano Rotondo ed ingrandita proprio da Adeodato II. F. CAFFARELLI, I Caffarelli, Roma, 1958 (Le grandi famiglie romane, 18)
3 PIRANESI, Vestigia Urbis; F. GREGOROVIUS, Storia di Roma nel medioevo, Roma 1972, vol.2-3-4.
4 La tela, già esistente nel Palazzo in Campidoglio, agli inizi del ‘900 era ancora conservata dagli eredi Caffarelli (A. BACCHINI, I Feudatari antichi e moderni della “Rupe Tarpeja”, monografia storico artistica, Macerata 1918, p.17; G. MORONI, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro ai nostri giorni, 109 voll., Venezia 1840-1879, vol.51, pp.4-5.).
5 G. P. CAFFARELLI, De familiis romanis in Archivio Caffarelli (citato da CAFFARELLI F., I Caffarelli, Roma, 1958 (Le grandi famiglie romane, 18), p.9)
6 L. P. OLIVIERI, Il Senato Romano nelle sette epoche di svariato governo da Romolo fino a noi, Roma 1840 (citato da A. BACCHINI, I Feudatari antichi e moderni della “Rupe Tarpeja”, monografia storico artistica, Macerata 1918, p.25)
7 VITALE F., Storia diplomatica dei Senatori di Roma, Roma, 1791.
8 Cancelliere del popolo romano. I Cancellieri o “guardasigilli della città” erano due e venivano nominati dal popolo e confermati dal Pontefice a tempo determinato o a vita.
9 CAFFARELLI F., I Caffarelli, Roma, 1958 (Le grandi famiglie romane, 18), pp.17-19
10 La Chiesa di San Sebastiano di Via Papae, nel Rione di Sant’Eustachio, fu demolita nel 1590 per costruire la Chiesa di Sant’Andrea della Valle.
11 F. CAFFARELLI, I Caffarelli, Roma, 1958 (Le grandi famiglie romane, 18), pp.20-21
12 I figli di Antonio che fossero dottori in legge sarebbero divenuti a loro volta “Conti” e questo voleva dire avere il potere di “creare notari pubblici e giudici ordinari in tutto il Sacro Romano Impero, di liberare schiavi, di legittimare bastardi, ecc.” (F. CAFFARELLI, I Caffarelli, Roma, 1958 p.24)
13 F. CAFFARELLI, I Caffarelli, Roma, 1958 (Le grandi famiglie romane, 18), pp.24. La Famiglia Caffarelli lo integrò nello stemma riportato in figura solo verso la fine del 1500.
14 Ancora oggi una piccola porzione della Tenuta, parte dell’area di Casalazzara, è rimasta in proprietà agli eredi Caffarelli (carte sparse Famiglia Caffarelli)
15 F. CAFFARELLI, I Caffarelli, Roma, 1958 (Le grandi famiglie romane, 18), pp.28-30.
16 Il sacco di Roma ebbe inizio con il saccheggio da parte dei soldati di Pompeo Colonna, scatenato dall’Imperatore Carlo V d’Asburgo contro il papa Clemente VII Medici, facile impresa dati i forti dissidi tra le due famiglie.
17 SPRETI V., Enciclopedia storico nobiliare italiana, Milano, 1928-1935; AMAYDEN T., La storia delle famiglie romane, con note ed aggiunte del comm. CARLO AUGUSTO BERTINI, Roma 1910.
18 G. MORONI, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro ai nostri giorni, 109 voll., Venezia 1840-1879, vol.51, pp.4-5.
19 Lo ricorda una iscrizione nel cortile maggiore del Palazzo ed un affresco (“I fasti di Carlo V”) di Lucio Luzi, nel salone al primo piano. F. CAFFARELLI, I Caffarelli, Roma, 1958, p.49.
20 A. BACCHINI, I Feudatari antichi e moderni della “Rupe Tarpeja”, monografia storico artistica, Macerata 1918, p.8.
21 F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, pp.50-55
22 Nel diritto della Chiesa la cappellania può definirsi un ente ecclesiastico sorto per volontà di un fedele con i beni da lui forniti allo scopo di adempiere a un fine di culto che egli ha indicato (il più frequente è la celebrazione di messe). In particolare la cappellania ecclesiastica è un vero e proprio beneficio eretto con decreto vescovile; ha come substrato economico i beni lasciati dal donante o dal testatore che ne volle l'erezione, ma essi con l'erezione sono divenuti a tutti gli effetti beni ecclesiastici (spiritualizzazione dei beni). Il titolare della cappellania è di solito proposto dal fondatore o suoi eredi, ma come ogni beneficiato viene istituito dal vescovo e dipende interamente da questi (A. C. JEMOLO, Cappellania in “Enciclopedia Italiana” Roma 1930)
23 F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, pp.77-85.
24 F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, pp.88-93.
25 Disposizione testamentaria con la quale si obbliga l’erede o il legatario a conservare e restituire in tutto o in parte l’eredità o il legato. Il vincolo giuridico del Fedecommesso di Baldassarre si è protratto fino al sec. XIX e l’ultimo intestatario è stato il Duca Francesco di Paola Caffarelli (F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, p.92)
26 F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, pp.93-97.
27 F. DOMMARCO, M. I. GURGO, Caffarelli, duchi, Roma, sec. XIV - sec. XX, SIUSA, Roma 2007, http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?Chiave=38908&TipoPag=prodfamiglia, [5/06/2017]
28 Archivio storico famiglia Caffarelli, sentenza del 1872
29 A. BACCHINI, I Feudatari antichi e moderni della “Rupe Tarpeja”, monografia storico artistica, Macerata 1918, p.52. Filippo Caffarelli riporta “ottavo duca d’Assergi” F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, p.110.
30 Carte famiglia Caffarelli, atto notarile del 1867
31 F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, pp.110-113. L. Gigli, A. Zanella, Borgo (Vol. III), in Guide rionali di Roma, Roma 1990. Il primo edificio fu costruito attorno al 1520 dal cardinale Francesco Armellini, a quel tempo consigliere di Papa Leone X e successivamente tesoriere di Papa Clemente VII. Nel 1565 l'edificio fu acquistato dalla famiglia Cesi, di origine umbra. In particolare, il cardinale Pierdonato Cesi si incaricò della ristrutturazione affidandosi, per il nuovo progetto, a Martino Longhi il vecchio che ne curò il rifacimento (1570-1575) nelle forme attuali. L'edificio, che un tempo aveva il suo prospetto principale su Borgo Vecchio, fu mutilato per l'apertura di Via della Conciliazione, con la riduzione delle finestre da 13 a 8 e la distruzione dello scalone monumentale.
32 Filippo Caffarelli, autore del testo I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958.
33 F. CAFFARELLI, I Caffarelli in “Le grandi famiglie romane”, XVIII, Roma 1958, pp.112-113
34 Bianca Olimpia Caffarelli sposerà Giorgio Eremberto Schanzer il 22 gennaio 1956 nella Chiesa di S.Francesca Romana. Partecipazione di nozze, Collezione privata Famiglia Caffarelli.
35 Partecipazione di nozze, Collezione privata Famiglia Caffarelli.
36 Archivio storico Famiglia Caffarelli. Ad uno dei Congressi Nazionali di Studi Romani ha presentato lo studio: “Urbanistica romana. L’Unità quartiere per la soluzione dei problemi del Piano Regolatore di Roma” ancora molto attuale e “Il trasporto dell’Obelisco di S. Pietro e quello del monolite Mussolini”.
37 Archivio storico Famiglia Caffarelli. Nel 1925 fu Rettore per l’Edilizia e LL.PP. al 1° governatorato di Roma, nel 1926-28 fu membro della Commissione per la revisione del Piano Regolatore di Roma, nel 1927-28 fu Vicepresidente della Commissione di studio per la metropolitana di Roma.
38 Archivio storico Famiglia Caffarelli. Tra le altre attività si dedicò al collezionismo e scrisse “Francobolli che passione” nel 1981.
39 Archivio storico Famiglia Caffarelli